1° novembre 1887-2017: 130° di costituzione del Reggimento Artiglieria a Cavallo a Milano

Con legge ordinativa del 23 giugno e decreto dell’agosto, il 1° novembre 1887 è costituito a Milano il Reggimento Artiglieria a Cavallo.

Il suo primo comandante è il Colonnello Giuseppe Giorgio Guy.

I ranghi degli artiglieri criniti annoverano il fiore dei capaci ufficiali che, dall’anno 1883 presso l’VIII da campagna, cominciarono a ricostruire la specialità “a cavallo” (Volpini, Bianchini, Gironda Veraldi, Besozzi, Berlingieri, Olliveri).

Struttura su tre gruppi (in luogo delle “brigate“) per complessive sei batterie a cavallo. Completa l’organico lo stato maggiore, una brigata treno e il deposito di reggimento.

I quartieri delle Batterie sono stabiliti in S. Prassede, S. Filippo, S. Gregorio, S. Gerolamo e al Castello Sforzesco (solo nel 1896 il Reggimento troverà spazio nella nuova Caserma “Principe Eugenio” di Porta Vittoria, chiamata in seguito dai milanesi “la Vulanta“).

Annunci

Il Colonnello Maurizio Taffuri ha assunto il comando del Reggimento Artiglieria Terrestre “a cavallo”

Tag

, , , , , , , , , , ,

Con l’odierna cerimonia militare presso la Caserma MOVM Aldo Maria Scalise di Vercelli, il Colonnello Maurizio Taffuri ha assunto il comando del Reggimento Artiglieria Terrestre “a cavallo”.

Nel ricevere il glorioso Stendardo delle Volòire, il Colonnello Taffuri è divenuto così l’80° Comandante delle Batterie a Cavallo.

Caricatvoloire.it, interpretando le speranze dei vecchi e dei nuovi kepì, augura al nuovo Comandante ed al Reggimento le migliori fortune e i sempre maggiori successi.

Caricat!

Pubblichiamo le immagini della cerimonia messe a disposizione dall’amico Marco Eller Vainicher (cliccare sull’immagine per essere reindirizzati all’album fotografico)

2017 10 27 Vercelli

 

M.A.V.M. Francesco Dirti (1918-2017)

22555188_1313493595440184_5031692957529117985_nSergente di cavalleria Medaglia d’argento al valor militare Francesco Dirti (27 dicembre 1918 – 21 ottobre 2017).

«Cadutogli ucciso il cavallo in piena carica su una postazione di mitragliatrice nemica, con la pistola in pugno obbligava i due serventi dell’arma a rimuovere il corpo del cavallo sotto il quale era rimasto immobilizzato con la gamba. Svincolatosi catturava i nemici, li consegnava ad un compagno e, rimontato su un cavallo scosso, ripartiva verso lo squadrone, riuscendo a partecipare ad una seconda carica. – Quota 213,5 di Isbuschenskij (fronte russo), 24 agosto 1942».

Eroe di Guerra, reduce di Savoia Cavalleria (3°), protagonista tra i prodi di Isbushenskij, ho avuto l’onore di conoscerlo per motivi professionali grazie all’amico Livio Rondonotti, divenendone amico e apprezzandone le qualità umane e le virtù morali oggi rarissime ma che contraddistinguevano da sempre la razza italica.

Oggi lascia un vuoto nelle schiere dei veri Patrioti e degli “ultimi in grigioverde”, che difficilmente potrà ricolmarsi.

22548993_1467888523264414_6685970827418879979_o

Francesco Dirti su Albino (immagine di cortesia dell’amico Fermo Arrigoni)

Immagine

Lo Stendardo e la Fanfara delle Batterie a Cavallo negli Anni Settanta

Onori allo Stendardo delle Batterie a Cavallo

Ricevo dall’amico Umberto Maso della pagina FacebookLE FORZE ARMATE D’ITALIA NELLA GUERRA FREDDA” questo magnifico scatto propagandistico.

Lo Stendardo delle Batterie a Cavallo, Bandiera di Guerra del Reggimento Artiglieria a Cavallo, all’epoca è ancora in formato standard 80 x 80 cm. E, pur onusto della gloria di sette decorazioni al Valor Militare, non è ancora fregiato della Medaglia d’Oro al Merito della Sanità Pubblica (1981).

Il Reggimento è in configurazione semovente su carri M44 (che si intravedono sullo sfondo). Il subalterno portastendardo è a bordo di un carro comando su base M113. L’uniforme è quella tipica del periodo: c.d. “combat dress” di chiara derivazione britannica.

Bellissimi e ben tenuti i bai degli elementi della Fanfara: i “tromba” sui cui kepì spicca l’inconfondibile criniera bianca.

75 anni fa la battaglia d’arresto del Don e le epiche gesta delle Truppe a Cavallo

«Gli squadroni si alternano sulla linea del fuoco e si coprono a vicenda col tiro delle mitragliatrici e dei fucili mitragliatori, per permettere lo sganciamento l’uno dell’altro; un reparto corre ai cavalli, si porta al galoppo su posizioni più arretrate, lascia i quadrupedi al riparo e ritorna a combattere a piedi per consentire agli altri di disimpegnarsi e di ritirarsi a loro volta.

«Viene poi il turno delle batterie che continuano a sparare allo scoperto mentre i conducenti arrivano veloci con le pariglie. I lancieri proteggono la manovra e i serventi attaccano svelti i cannoni agli avantreni e saltano in sella, seguendo le mute, che si portano celermente sulle nuove posizioni. Appena arrivati, gli artiglieri piombano a terra, sganciano i pezzi e i cassoni delle munizioni e aprono il fuoco immediatamente, lasciando ai compagni la cura di portare al coperto gli animali.

«Il combattimento si svolge in un clima ottocentesco e offre un brillante esempio dell’agilità dei movimenti e dell’affiatamento della cavalleria e della SUA artiglieria e delle loro grandi possibilità in questo particolare ambiente. Il cavallo è divenuto il vero protagonista di queste giornate; ieri lo scontro frontale, i quadrupedi usati come massa d’urto, la carica; oggi la battaglia manovrata, i rapidi spostamenti in sella e la “Voloire” che supera se stessa riuscendo a cambiare ben quattro volte posizione in poche ore».

(Giorgio Vitali, Sciabole nella steppa. La cavalleria italiana in Russia, Milano, Mursia, 1976, pag. 138)

Capitano Carlo Emanuele Bodo di Albaretto (1916-1983), comandante della 3^ a Cavallo e ventiseiesimo comandante del 2° Gruppo a Cavallo in Russia

Il Gen. Alfonso Butera, vecchia criniera benemerita e decano degli artiglieri bergamaschi, è andato avanti

Giunge la notizia del decesso del Generale Butera alla veneranda età di 101 anni. Le esequie si terranno nella Chiesa di Loreto in Bergamo, venerdì 23 giugno 2017 alle ore 10,00. Ripropongo l’articolo che la nipote, Silvia Butera, gli dedicò sul Corriere di Bergamo in occasione del Settantesimo anniversario della Battaglia di Isbucenskji.

24 AGOSTO 1942

Sciabole contro le mitragliatrici

La carica del Savoia Cavalleria

Il generale Butera rievoca la battaglia di Isbuscenskij. Gli squadroni al galoppo nella steppa del Don

«C’è un’immagine che mi è rimasta scolpita nella mente. Al termine della battaglia, tra i feriti russi che avevamo catturato, c’era un ragazzino siberiano dall’aria spaurita che aspettava di essere medicato. Uno dei nostri soldati gli si è avvicinato, ha acceso una sigaretta e gliel’ha passata. Non scorderò mai l’espressione sul suo volto». Alfonso Butera, generale di Divisione, origini sicule ma da una vita residente a Bergamo, 97 anni ben portati e nonno di chi scrive, oggi è tra i pochi testimoni di fatti lontani che la sua mente ancora lucidissima custodisce. Come la carica di Isbuscenskij, divenuta celebre e raccontata come epopea leggendaria in tanti articoli di cronaca dal fronte e nei cinegiornali Luce.

Lui c’era e se la ricorda bene, anche se sono passati settant’anni da quel 24 agosto 1942. In Russia i nemici avanzavano, non era facile per gli italiani difendere le posizioni. «In tre giorni percorremmo 100 chilometri – ricorda Alfonso Butera -, ci avevano ordinato di raggiungere un punto trigonometrico verso le sponde del Don, la “quota 213,5”. Di notte dormivamo per terra, lasciavamo i cavalli sellati per esser pronti a ripartire da un momento all’altro».

Il reggimento Savoia Cavalleria, supportato da una batteria del reggimento di artiglieria a cavallo Voloire, si trovò a dover affrontare lo scontro all’improvviso. Non era ancora l’alba quando una pattuglia in avanscoperta si imbattè in un soldato con la stella rossa sovietica sull’elmetto. «I russi non si aspettavano di vederci arrivare, presi alla sprovvista iniziarono a sparare con le mitragliatrici – continua Butera, che allora era tenente e comandava la terza batteria a cavallo -. Noi avevamo 4 cannoni, il bagliore dei proiettili delle mitragliatrici ci consentiva di localizzare i russi, così rispondemmo al fuoco». E intanto gli uomini del Savoia Cavalleria, armati di sciabole, si lanciarono sul nemico. Alle 9.30 del mattino il combattimento era finito, gli italiani contarono 32 cavalieri morti e 52 feriti, mentre i sovietici lasciano sul campo 150 morti e 600 prigionieri. «È difficile descrivere cosa provammo alla fine della carica – commenta Butera -. Eravamo felicissimi, ma un attimo dopo tristi, quando vedevamo passare la barella con uno dei nostri rimasto ucciso. Nonostante le perdite, eravamo orgogliosi di quanto fatto. Ricordo un soldato, ferito e dolorante, che davanti al comandante diceva sorridente: “Sì, sono ferito. Ma il Savoia ha caricato!”».

L’episodio, esibito come «coraggioso ed encomiabile» – si consideri che gli italiani erano in 700 contro 2.500 russi -, fu ingigantito dalla propaganda del regime. Isbuscenskij viene ricordata come l’ultima carica di cavalleria condotta da unità del Regio Esercito italiano contro reparti di truppe regolari (anche se in realtà l’ultima carica in assoluto fu quella del 17 ottobre 1942 a Poloj, in Croazia). E ha assunto quasi una dimensione ontologica della quintessenza inossidabile dell’eroismo. Tanto che diventerà presto un docufilm per la regia di Marco Marcassoli.

Ma cosa rende quella carica tanto indimenticabile? «L’audacia, la fierezza di chi ne prese parte, l’immagine un pò ottocentesca di cavalieri all’attacco con le sciabole – spiega il regista bergamasco -. Ma anche le emozioni, gli aneddoti, i gesti che la resero unica. Il mio obiettivo è quello di raccontare una battaglia assolutamente particolare».

Particolare anche perché, al di là di qualsiasi retorica, a livello militare non fu rilevante per il destino della guerra. Ma proprio questo dà ancora più importanza a tutti quei semplici istanti di forte umanità che solo all’interno di un quadro tetro come la guerra diventano così evidenti, così veri.

«Se vedi i tuoi amici morire in battaglia, se vedi la tua vita a un passo da una raffica di mitra, allora un senso in qualche modo lo devi trovare, altrimenti ne esci matto», rifette Marcassoli.

«Alla fine quello che ti resta sono i gesti più semplici – aggiunge Paolo Bianchi, sceneggiatore del docufilm -, quelli nei quali, finalmente svuotato, resettato da qualsiasi pregiudizio, impedimento o ordine superiore, puoi ricominciare a sentirti uomo». Il regista Marcassoli intervisterà anche reduci e storici in tutta Italia. Qualcuno di loro custodisce materiale preziosissimo. Come Fabio d’Inzeo, dell’Associazione nazionale Arma di Cavalleria di Melegnano e Monza Brianza, uno dei pochi ad avere fotografie originali della partenza degli squadroni di Savoia per la carica. L’Istituto Luce, per propagandare la carica di Isbuscenskij, diffuse video e fotografie della battaglia ricostruita. Fabio d’Inzeo, invece, ha scatti autentici e molto suggestivi. Come quello che ritrae un ragazzino ucraino che era diventato la mascotte del reggimento, tanto da vestirne l’uniforme, mentre saluta il comandante colonnello Bettoni Cazzago.

La documentazione storica si atterrà a un piano strettamente contingente ma si baserà anche sugli articoli dell’epoca. Imperdibile una copertina de «La Domenica del Corriere» con l’illustrazione di Beltrame. «Certo – chiosa il generale Butera – sarà impossibile ricostruire perfettamente quel mondo ormai lontano. Chi non ha vissuto la guerra non può capire fino in fondo. Io sono stato in Russia 18 mesi e avevo la fortuna di essere ben equipaggiato, ma pensate agli alpini, che ci raggiunsero un paio di giorni dopo la carica: passarono tutto l’inverno a dormire in tende sul terreno gelato, soffrendo il freddo e la fame». Storie di una quotidianità inconcepibile, dove la carica con le sciabole diventa quasi una metafora icastica della corsa dell’uomo, della sua esistenza, la sua origine e il suo destino.

Silvia Butera

Corriere della Sera, edizione di Bergamo, 12 agosto 2012.

Caricat! Voloire!

Isbuscenskij nei ricordi del Gen. Alfonso Butera, all’epoca tenente sottocomandante della Terza Batteria a cavallo, aggregata al Savoia:

 http://bergamo.corriere.it/bergamo/notizie/cultura-e-spettacoli/12_agosto_18/butera-generale-savoia-cavalleria-bergamo-2111484610435.shtml

View original post

Ha concluso la sua vita terrena il decano delle Volòire, il Conte Luchino dal Verme (1913-2017)

Giunge la notizia che questa mattina, nel castello di famiglia di Torre deli Alberi di Zavattarello (PV), ha concluso la vita terrena all’età di anni 103 il Conte Luchino dal Verme, vecchia criniera benemerita e decano delle Batterie a Cavallo.
Le esequie si terranno venerdì 31 marzo. Dalle ore 8,30 la Salma sarà esposta davanti alla abitazione; alle ore 10.30 in corteo si raggiungerà la Chiesa, distante poche decine di metri, per la celebrazione del mesto rito.

Si ripropone l’articolo che caricatvoloire.it dedicò in occasione del suo centounesimo compleanno.

Caricat! Voloire!

Luchino dal verme 1In occasione del 101° compleanno del Conte Luchino dal Verme, segnalo le sue numerose video interviste presenti su YouTube:

http://www.youtube.com/results?search_query=luchino+dal+verme

Inoltre, rimando a questa interessantissima intervista rilasciata dal Conte  due anni fa a Patrizia Marchesini, pubblicata dal sito web www.centoventesimo.com.

“Luchino Dal Verme, classe 1913, nasce a Milano. Sottotenente del Reggimento Artiglieria a Cavallo, arriva al fronte orientale con il C.S.I.R., nel luglio 1941, dopo avere preso parte alle operazioni al confine italo-francese – nel 1940 – e sul fronte jugoslavo.

Rimpatriato per avvicendamento nell’autunno 1942, vive i giorni dell’armistizio, che lo porteranno a una scelta sofferta.

Con il nome Maino – che era una marca di biciclette dell’epoca – comanderà in un primo tempo la Brigata Casotti e in seguito la Divisione Antonio Gramsci, entrambe operative nell’Oltrepò Pavese.

Luchino Dal Verme offre uno spaccato di quegli anni, e intenzionalmente non ne esplora i momenti più crudi. 

“Il…

View original post 128 altre parole

1-2 aprile, “EQUI-BLU”: iniziativa di sensibilizzazione sull’autismo, sulle debolezze e sul valore del cavallo per supportare i più deboli

caricatvoloire.it sostiene l’iniziativa:

2 Aprile Giornata mondiale per la consapevolezza dell’autismo

“EQUI-BLU: a cavallo per essere parte del mondo e non un mondo a parte!”

2° edizione

Il 2 aprile è il giorno voluto dall’ ONU per celebrare la Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo: in vista di questo importante evento EQUITABILE® promuove “EQUI-BLU” un circuito di iniziative a carattere equestre dove si coniughino inclusione sociale, sensibilizzazione alla tematica dell’autismo e divulgazione dell’importanza del cavallo per il benessere e lo sviluppo delle abilità residue dei più deboli.

In questa giornata – e per l’intero week-end del 1 e 2 aprile- 41 centri equestri sparsi in tutta Italia realizzeranno Continua a leggere