Storia

Batterie a Cavallo, Voloire e Reggimento Artiglieria a Cavallo

Il Reggimento Artiglieria a Cavallo è un reparto della Brigata di Cavalleria «Pozzuolo del Friuli» dell’Esercito Italiano.

L’unità è erede e diretta continuatrice delle risorgimentali Batterie a Cavallo.

Stefano Manni -

Stefano Manni – “Apres le feu et le galop” – cannoniere del del Reggimento Artiglieria a Cavallo della Guardia Imperiale napoleonica

L’artiglieria a cavallo è una specialità dell’artiglieria nata nella seconda metà del XVIII secolo, specialmente grazie alle intuizioni di Federico il Grande, perfezionatasi poi grazie agli sviluppi della scienza militare sotto Napoleone.

Le batterie a cavallo, una sorta di ibrido fra artiglieria e cavalleria, venivano impiegate in appoggio rapido alle azioni delle unità di cavalleria.

Erano dotate di pezzi leggeri, con tutti i serventi montati a cavallo, caratteristiche che garantivano notevoli mobilità e velocità di spostamento, nonchè capacità di dispiegamento su terreno vario.

In questo video dell’Istituto Luce risalente al 1931, si posso capire le capacità operative di questa specialità d’èlite:

Famose per le prese di posizione al galoppo a pochi metri dalle linee nemiche, sulle quali aprivano celermente il fuoco a mitraglia (definite anche «cariche di artiglieria»).

La rapidità di spostamento e la velocità d’azione sul campo di battaglia le fece definire nel gergo militare anche «batterie volanti».

Forse sulla base di questa caratteristica di velocità – equiparata al volo – si diffuse fra le genti piemontesi l’affettuoso appellativo di «volòire» (leggasi come scritto, non «alla francese»), dato alle prime batterie volanti dell’Armata sarda, tramandato e gelosamente mantenuto tutt’oggi dagli artiglieri criniti.

Stefano Manni -

Stefano Manni – “Allo squillo del La, CA-RICAT!… VOLOIRE” – caporale furiere-trombettiere delle Batterie a Cavallo, uniforme di servizio 1887

In dialetto piemontese «volòire» significa appunto «volante» (la parola è usata ad esempio in «ratavolòira», pipistrello, letteralmente «topo volante»). Mentre, un’altra ipotesi etimologica fa derivare il termine dal tardo franco-provenzale «voloires» che significa «lesto».)

Oltre che una denominazione semi-ufficiale, «volòire» è anche il grido di guerra del Reggimento, gridato nei momenti più alti delle cerimonie e all’esito del tradizionale «Caricat!» di cavalleria.

Le Batterie a Cavallo furono costituite l’8 aprile 1831 in Venaria Reale con lo scopo «di far campagna come artiglieria leggiera» in appoggio celere ed aderente alle unità di cavalleria.

Il 1º novembre 1887 nasce a Milano il Reggimento Artiglieria a Cavallo riunendo la I Brigata Batterie a Cavallo e la II Brigata Batterie a Cavallo (costituite nel 1883 presso l’VIII Reggimento Artiglieria da Campagna) e la III Brigata Batterie a Cavallo, costituita nel 1887.

Il Reggimento – a cavallo, appiedato e poi ancora a cavallo – visse le vicende della prima guerra mondiale.

Il 1º ottobre 1934 il Reggimento Artiglieria a Cavallo si sciolse per dar vita con i suoi gruppi ai tre reggimenti di artiglieria celere:

  • Reggimento Artiglieria Celere «Principe Eugenio di Savoia» (1°) («Igne celerrime diruo») giunto in Libia nel febbraio 1941, con due gruppi motorizzati, dopo valorose azioni in cooperazioni con la fanteria, fu ufficialmente sciolto per eventi bellici il 27 novembre 1942.
  • Reggimento Artiglieria Celere «Principe Emanuele Filiberto Testa di Ferro» (2°), («Nec sine arte ictus, nec sine virtute celeritas») giunto a Tripoli il 14 gennaio 1941, con due gruppi motorizzati, dopo un anno di combattimenti e 59 giorni di assedio fu sopraffatto, disciogliendosi di fatto.
  • Reggimento Artiglieria Celere «Principe Amedeo Duca d’Aosta» (3°), («In hostem celerrime volant»)sbarcato a Tripoli nel febbraio 1941, con due gruppi motorizzati, venne distrutto negli aspri combattimenti che si svolsero tra il 24 ottobre ed il 4 novembre 1942.

Nel corso della guerra vennero costituiti anche:

  • Reggimento Artiglieria a Cavallo (3°), costituito nel luglio del 1941 in Milano riunendo i gruppi a cavallo dei tre Reggimenti di Artiglieria Celere, fu inviato sul Fronte russo dove – inquadrato insieme a Savoia Cavalleria e Lancieri di Novara dapprima nella III Divisione Celere e, successivamente, nel Raggruppamento Truppe a Cavallo al comando del Generale Barbò – combatté fino all’esaurimento di uomini, cavalli e cannoni. Da ricordare che il II Gruppo del Reggimento partecipò all’ultima carica della cavalleria italiana, effettuata da Savoia Cavalleria ad Izbušenskij. Diverse fonti confermano che il ricostituito Reggimento Artiglieria a Cavallo assunse il numerale «3°». In particolare: «Il 22 giugno 1941 l’Esercito tedesco invade la Russia e, nello stesso giorno, con foglio segreto n. 58430, lo Stato Maggiore del Regio Esercito ordina al Comando della Difesa Territoriale di Milano la ricostituzione – in data 1º luglio, presso il deposito del 3º Reggimento Artiglieria Celere – del 3º Reggimento Artiglieria a Cavallo, assegnato alla 3ª Divisione Celere “Principe Amedeo Duca d’Aosta”, inquadrata a sua volta nel costituendo “Corpo di Spedizione Italiano in Russia” (C.S.I.R.)» (Massimo Iacopi, IL REGGIMENTO ARTIGLIERIA A CAVALLO ED IL 2° REGGIMENTO ARTIGLIERIA CELERE ATTRAVERSO LE VICENDE STORICHE DEL 2° GRUPPO A CAVALLO, vol. I, pag. 91). Tale circostanza è confermata anche a pagina 32 dall’ormai introvabile volume edito per i 150 anni delle Batterie a Cavallo, «CARICAT! VOLOIRE» (a.a.v.v., pagg. 1-318, Cavallotti Editore, Milano 1981). La numerazione «3°» compare anche sui Decreti di assegnazione delle medaglie d’argento. Infine la dizione appare anche su diversi calendari storici reggimentali. Sicuramente il numerale «3°» si riferisce al fatto che è ricostituito con sede nel deposito del 3° Articelere (cioè presso la Caserma «Principe Eugenio di Savoia», oggi «Santa Barbara», di Piazzale Perrucchetti a Milano).
  • 201º Reggimento Artiglieria Motorizzata, costituito in fisionomia controcarro in Pordenone il 10 dicembre 1941 a cura del deposito del Reggimento Artiglieria Celere «Principe Eugenio di Savoia» (1°) con personale proveniente anche dai depositi degli altri due reggimenti celeri, venne immediatamente inviato sul Fronte russo. Formato da tre Gruppi da 75/32 mod. 37 su due batterie ciascuno, dopo una lunghissima marcia di trasferimento, giunse sul fronte del Donez. In sette mesi di lotta sacrificò uomini e pezzi battendosi valorosamente su schieramenti avanzati ed indifesi, offrendo la sua efficace ed ardita protezione a tutte le unità dell’Armata Italiana.

Nel secondo dopoguerra, il Reggimento Artiglieria a Cavallo viene ricostituito a Milano il 20 novembre 1946, tra le prime unità del rinato Esercito Italiano.

Sempre nel 1946 la denominazione viene modificata in Reggimento Artiglieria a Cavallo «Legnano», denominazione che manterrà sino al 1954. Successivamente muterà in Reggimento d’Artiglieria a Cavallo semovente di Corpo d’Armata, per cambiare nuovamente nel 1957 in Reggimento Artiglieria a Cavallo semovente contro carri e, nel 1961, Reggimento Artiglieria a Cavallo semovente. Nel 1963 ritornerà alla originaria ed attuale denominazione di Reggimento Artiglieria a Cavallo.

Ancora oggi conserva il fregio con granata fiammeggiante, cannoni e sciabole incrociate e, dal 1950, viene reintrodotto il kepi di foggia ottocentesca con la tradizionale criniera nera (bianca per i trombettieri).

Dal 1º gennaio 2005 le Batterie a Cavallo sono tornate «a fare campagna» a fianco della cavalleria, essendo divenuto il Reggimento parte fondamentale dell’artiglieria della Brigata di Cavalleria «Pozzuolo del Friuli».

Il 7 settembre 2016 il Reggimento ha cambiato sede: dalla Caserma Santa Barbara di Milano alla caserma M.O.V.M. Aldo Maria Scalise di Vercelli.

Il 52° Reggimento Artiglieria Semovente “Torino”, già stanziato alla Scalise, ha assunto la denominazione di Reggimento Artiglieria a Cavallo ricevendo, quale bandiera di guerra, lo Stendardo delle Batterie a Cavallo.

A Vercelli è stato così costituito il 1° Gruppo obici “M.O.V.M. Gioacchino Bellezza”, mentre ciò che rimaneva delle Volòire milanesi (componente equestre, sezione a cavallo, circolo e museo) è stato inquadrato nel 2° Gruppo a cavallo “M.O.V.M. Sergio Bresciani” con sede sempre alla Caserma Santa Barbara di Milano.

Opera la Associazione Nazionale delle Volòire che cerca di diffondere e perpetuare, ancora oggi, orgogliosamente e gelosamente lo spirito immortale delle Volòire, custodito e tramandato in quasi due secoli di storia gloriosa.

Operazione Cold Mountain 2004 - Fh 70 da 155 mm in batteria con trattore Astra SM

Operazione Cold Mountain 2004 – Fh 70 da 155 mm in batteria con trattore Astra SM

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 Le Batterie a Cavallo, un’élite fra artiglieria e cavalleria

Tra gli innumerevoli commenti a questa specialità dell’artiglieria, il più completo ed esaustivo mi è sembrato questo, che riporto integralmente (la traduzione è mia).

Circa l’uso dell’artiglieria a cavallo*

Quando un nuovo tipo di unità viene creato – così come quando un’arma sino ad ora sconosciuta sta per essere utilizzata – è un fatto che la sua utilizzazione si codificherà in base alle sue proprie caratteristiche. Ciò, da un lato, per assicurare che il suo uso sia il più efficace possibile e, dall’altro lato, al fine di prevenire il suo cattivo uso. Molto è stato scritto sull’artiglieria a cavallo sino ad oggi, tuttavia non si è risposto alla domanda più importate, benché tutto dipenda da questa: qual è il suo scopo? Questa è la sola ed unica ragione per cui, a causa dei differenti punti di vista, l’artiglieria a cavallo – in ogni esercito ove sia stata introdotta – ha trovato un uso inefficace.

Quando si guarda alle caratteristiche dell’artiglieria a cavallo al fine di definirne l’uso suo proprio, una cosa è perfettamente chiara: la facilità con la quale è in grado di coprire una certa distanza rispetto all’altra artiglieria, come quella di prendere rapidamente posizione e altrettanto rapidamente abbandonarla per attestarsi su di un’altra posizione. Alla luce di ciò, l’artiglieria a cavallo può essere usate nei seguenti modi:

  1. Efficacissima riserva di artiglieria. Se, per esempio durante una battaglia, a causa di un cattivo schieramento o a causa del fuoco nemico, si creano dei vuoti ai fianchi o al centro della linea ed il nemico minaccia di approfittarne con la propria cavalleria o fanteria – oppure ha già approfittato dei varchi per irrompere in questa parte dello schieramento. In tale situazione, (parte del) l’artiglieria a cavallo, a seconda delle circostanze, con la sua caratteristica velocità, può chiudere i varchi essa stessa, ovvero disporsi in una posizione favorevole vicino al punto minacciato per respingere il nemico con tutta la sua forza. A tali fini, all’inizio della battaglia, una parte, o tutta l’artiglieria a cavallo, dovrebbe essere posizionata nella prossimità del comandante in capo o del generale al comando dell’artiglieria. Allo steso modo, l’artiglieria a cavallo potrebbe essere usata dal comando generale per essere in grado di rinforzare con estrema velocità ogni parte della sua linea o posizione con cannoni, non appena diviene chiaro che il nemico può ottenere un vantaggio numerico in quella parte, specialmente se tale superiorità numerica può portare a cattive conseguenze. L’artiglieria a cavallo è vantaggiosissima nell’inseguimento del nemico, dato che può lasciare una posizione per disporsi in un’altra molto rapidamente. Allo stesso tempo il nemico subisce il suo fuoco e, incalzato dall’artiglieria a cavallo per tutto il tempo, gli viene impedito di occupare una nuova posizione. Durante i ripiegamenti, l’artiglieria a cavallo è in grado di fornire gli stessi vantaggi: le sue caratteristiche di velocità e manovrabilità sono in grado di fornire un continuo fuoco di copertura ai reparti, posizione dopo posizione, senza tuttavia correre il rischio di rimanere facile preda del nemico sopraggiungente.
  2. Durante le azioni di unità di cavalleria, eseguite ad alta velocità in fronte ad un nemico supportato dall’artiglieria, l’ausilio dell’artiglieria a cavallo è indispensabile. Nessun tipo di artiglieria è in grado di fornire appoggio alla cavalleria come può farlo l’artiglieria a cavallo. Per esempio, dopo che la cavalleria ha superato le posizioni nemiche caricate, l’artiglieria a cavallo è in grado di tener inchiodati con il proprio fuoco i reparti nemici impedendo loro di riorganizzarsi in vista di un’ulteriore carica della cavalleria. Nello stesso modo, l’artiglieria a cavallo è in grado di impedire alla cavalleria nemica di caricare le proprie linee, dislocandosi velocemente per sparare celermente sul fianco delle forze attaccanti. Se la linea nemica si rompe ai fianchi come al centro, l’artiglieria a cavallo è molto efficiente nel supportare le truppe che hanno l’incarico di penetrare nei varchi formatisi.
  3. Usando l’artiglieria a cavallo, il comandante in capo è in grado di occupare velocemente ogni libera posizione favorevole, in fronte o ai fianchi del proprio schieramento. È parimenti in grado di occupare una posizione prima che il nemico possa farlo, inviando una certo numero di squadroni di cavalleria – a seconda della situazione – supportati dall’artiglieria a cavallo. Insieme, cavalleria ed artiglieria a cavallo, sono in grado di mantenere qualsiasi posizione sino all’arrivo della fanteria. Durante le ricognizioni in forze è indispensabile la presenza dell’artiglieria a cavallo per proteggere eventuali improvvise ritirate: normalmente l’artiglieria da campagna è di ostacolo durante le ricognizioni. Durante le “puntate in profondità” della cavalleria, spesso eseguite su lunghe distanze ed adempiute in condizioni estreme, l’artiglieria a cavallo è il miglior supporto, e nei fatti l’unico. È, inoltre, in grado di rimpiazzare qualsiasi tipo di fanteria, senza condividerne il basso grado di mobilità. Durante gli attacchi di sorpresa, che nella maggior parte dei casi sono condotti su larga scala e per i quali la velocità è la condizione fondamentale per il successo, l’artiglieria a cavallo è molto utile nel supporto alla fanteria come alla cavalleria. In caso di fallimento dell’attacco, la sua velocità è un grande vantaggio per fornire un valido fuoco di copertura alle truppe in ritirata.
  4. In supporto alla fanteria leggera, l’artiglieria a cavallo conferisce grandi vantaggi. Così ancora, molte operazioni basate sulla velocità possono essere eseguite solamente dall’artiglieria a cavallo. Nessun altro tipo di artiglieria è in grado di compiere simili operazioni, e la sua velocità è vantaggiosa durante la ritirata, quando può supportare le truppe ripieganti il massimo possibile.

Per quanto sopra, deve essere chiaro a ciascuno l’utilità dell’uso dell’artiglieria a cavallo. Quando un certo giorno, il comandante in capo ha impiegato tutte le sue truppe, l’artiglieria a cavallo deve essere la sua ultima riserva. Con il suo aiuto, sarà in grado di ghermire la corona della vittoria o di limitare i danni derivanti dalla sconfitta. Peraltro, solo con l’artiglieria a cavallo sarà in grado di rimediare agli errori procurati dal terreno, dalla disposizione delle forze, dai suoi subordinati, o dalle sue stesse azioni. Ma l’artiglieria a cavallo dovrà essere trattata di conseguenza! Donandole una posizione adeguata nella linea, nonché trattata meglio di ogni altra artiglieria, dato che tutti i vantaggi esposti potrebbero venire a mancare. Certamente, da un punto di vista economico, questo potrebbe risultare sbagliato, perché i costi di mantenimento dell’artiglieria a cavallo sono molto più alti rispetto a quelli dell’altra artiglieria, la quale tuttavia non può nemmeno paragonarvisi.

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*I. F. Hoyer, Ueber den Gebrauch der reitenden Artillerie in Neues Militairisches magazin – Historischen und Scientifischen Inhalts, 2-IV (Lipsia 1802) pagg. 10-14

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