7 Medaglie d’Oro al Valor Militare

Ai soldati delle Batterie a Cavallo sono state tributate ben sette Medaglie d’Oro al Valor Militare.

La prima M.O.V.M. dell’Arma d’Artiglieria è andata al Luogotenente Gioacchino Bellezza.

Tra le Voloire è annoverata anche la più giovane M.O.V.M.: l’Artigliere fanciullo Sergio Bresciani.

Oltre alle sette Medaglie d’Oro al Valor Militare va ricordato che il 40° comandante delle Batterie a Cavallo, Col. Alberto Li Gobbi, giunse alle Batterie già decorato di una M.O.V.M. per le sue gesta nella Guerra di Liberazione.

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MOVM Magg. Gioacchino BellezzaLuogotenente Gioacchino Bellezza, prima medaglia d’oro al valor militare dell’Arma di Artiglieria con la seguente motivazione: «…per l’encomiabile comportamento tenuto a difesa del Re… Santa Lucia, 6 maggio 1848» [“In un momento grave rimasto solo in posizione colla sua sezione aprì a breve distanza dal nemico un efficace fuoco, supplendo ai pezzi i soldati mancanti e non indietreggiò se non quando vide che col tiro dei suoi cannoni era riusciti a rendersi padrone del campo di battaglia”].

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Capitano Roberto Perrone Conte di San Martino, medaglia d’oro al valor militare con la seguente motivazione: «Per essersi distinto fra tutti per l’avvedutezza e il coraggio dimostrati, superiori ad ogni elogio. Rovesciatosi un pezzo giù per la china del Belvedere, per dare tempo ai serventi di raddrizzarlo, egli caricò a piedi con pochi granatieri, sparando tutti i colpi del suo revolver e di un fucile raccolto a terra. Rimasto pressoché solo si ritirò l’ultimo allora quando riconobbe perduta ogni speranza di mettere in salvo il pezzo. Belvedere di Custoza, 24 giugno 1866»

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sergio brescianiArtigliere Sergio Bresciani, l'”artigliere fanciullo”, la più giovane medaglia d’oro al valor militare, con la seguente motivazione: «Avanguardista sedicenne, fuggito di casa per accorrere sul fronte libico, portava nella batteria che lo accoglieva la poesia sublime della sua fanciullezza eroica. Sempre primo nel pericolo, rifiutava qualsiasi turno di riposo, riuscendo in ogni occasione di superbo esempio ai camerati più anziani. Durante una giornata particolarmente aspra, in cui il suo reparto veniva sottoposto a violentissimo tiro di controbatteria, in qualità di tiratore dell’ultimo pezzo rimasto efficiente, in piedi continuava a sparare fino all’ultimo colpo al grido di: “Viva il Terzo Celere!”. In altra azione di guerra, colpito dallo scoppio di una mina che gli recideva una gamba, sopportava con stoica fermezza la medicazione e, prossimo alla fine, pronunciava stupende parole di amor patrio, rammaricandosi di doversi separare dal reparto e dai compagni. Splendida figura di eroe fanciullo, simbolo purissimo della virtù della gente d’Italia. Marmarica-Egitto, marzo 1941/settembre 1942»

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MOVM Ten Gaetano BorghiTenente Gaetano Borghi, medaglia d’oro al valor militare con la seguente motivazione: «Comandante di batteria a difesa di un’importante posizione col fuoco dei suoi pezzi graduati a zero e di poche armi automatiche arrestava il nemico che a costo di gravissime perdite era riuscito ad avvicinarsi. Ferito ad un ginocchio si trascinava di pezzo in pezzo, animando l’azione ed infondendo fede ed entusiasmo nei suoi artiglieri. Colpito una seconda volta alla fronte, rifiutava ancora il trasporto al posto di medicazione e continuava per ben sette ore a contrastare il passo all’avversario, noncurante della violenza degli attacchi e del tiro di controbatteria che riduceva al silenzio i suoi cannoni. Raccolti i pochi superstiti attorno all’ultimo pezzo efficiente ne dirigeva il tiro fino all’ultimo colpo. Ricevuto l’ordine di ripiegare, esausto nel fisico, ma indomito nello spirito, regolava il movimento dei suoi uomini, e rimasto ultimo, visti vani i tentativi di un suo ufficiale di sorreggerlo gli ordinava virilmente di porsi in salvo, cadendo poi quasi esanime poco lontano dalla posizione. Raccolto dopo due ore, riuniva le sue forze e con bella fierezza diceva al suo colonnello: “I suoi artiglieri si sono battuti da eroi”. Quota 183 di Carmutes er Regem (Cirenaica), 14 dicembre 1941»

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Tenente Enrico Reggiani, medaglia d’oro al valor militare con la seguente motivazione: «Comandante di una pattuglia di osservazione e collegamenti, in due giornate di aspri combattimenti, nei posti più avanzati, svolgeva impavido la sua missione. Nella fase più critica dell’azione, con fiere parole di entusiasmo e di fede, confermava al proprio superiore la volontà decisa di compiere qualche cosa di eroico, a costo di qualunque sacrificio. Nelle alterne vicende della battaglia ritornava sulle posizioni abbandonate e già occupate dal nemico, trasportando da solo nelle nostre linee un fante gravemente ferito. Il giorno seguente, nei reiterati attacchi di forze soverchianti avversarie, gareggiava nella resistenza coi fanti, riuscendo nell’infuriare della battaglia, a mantenere efficienti i collegamenti ed a catturare alcuni prigionieri ed un lanciabombe. A sera, mentre il nemico irrompeva nella posizione tanto tenacemente contesa, si lanciava avanti contro alcuni nuclei più minacciosi e tentava, in piedi e da solo, con un moschetto mitragliatore, di arrestarne l’impeto. Cadeva colpito a morte. Fulgido esempio di leggendario eroismo e di valore guerresco. Quota 163,1 di Tscheboratewskj (Fronte russo), 20/21 agosto 1942»

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Artigliere Roberto Cherubin, medaglia d’oro al valor militare con la seguente motivazione: «Volontario di altre due guerre, decorato al valore, rifiutava di essere impiegato quale interprete, non volendo rinunziare all’onore di rimanere servente al pezzo. Nel corso di una offensiva nemica, accerchiato da carri armati, deciso a non abbandonare il suo cannone nonostante le gravi perdite subite dal reparto, continuava da solo il fuoco e rendeva inservibili due carri armati avversari. Esauriti i proiettili, si armava di mitragliatrice e continuava a sparare; inceppatasi l’arma, persisteva nella difesa con bombe a mano e col moschetto. Privo di munizioni, faceva saltare il pezzo ed affidato l’anello nuziale ad un compagno perché lo facesse pervenire alla consorte, si armava di un’ascia e si slanciava contro la torretta di un carro nemico colpendone ripetutamente la mitragliatrice, finché scompariva gloriosamente nell’impari lotta. Zona di Orobinskji (Fiume Don – Fronte russo), 12/17 dicembre 1942»

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MOVM Ten Ezio RizzatoTenente Ezio Rizzato, medaglia d’oro al valor militare con la seguente motivazione: «Fiero incitatore alla rivolta contro l’oppressore, inquadratosi in una formazione partigiana, partecipava a numerose azioni dando prove continue dì valore e di ardimento. Menomato fisicamente in seguito a caduta in un burrone durante l’allestimento a lui affidato di un campo di aviolanci in terreno impervio di montagna, non volle abbandonare la lotta e, alla testa del proprio reparto, partecipava, primo fra i primi, a tutte le azioni dando sublime prova di valore. Durante una potente azione offensiva nemica, avente per obiettivo la eliminazione della formazione Val d’Ossola, allo scopo di salvare da sicura cattura i partigiani feriti, si impegnava in cruenti scontri. Ferito, veniva fatto prigioniero e non gli furono risparmiate le torture ed i martirii che ridussero il suo corpo una massa di sanguinante e dolorante carne. Trascinato al supplizio, prima di esalare lo spirito indomito, attingeva dalla sua ardente passione ancora la forza di scoprirsi il petto e gridare: “Viva l’Italia libera!”. Fondotoce, settembre 1943/giugno 1944»

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