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Ricevo queste immagini dal Prof. David Zambon, insegnante, ricercatore e storico francese d’origini italiane.

Le istantanee sono tratte da un album fotografico del Ten. Giuseppe Chevallard, italofrancese che militò nel Reggimento Artiglieria Celere «Principe Amedeo Duca d’Aosta» (3°).

Il Reggimento, che aveva sede a Milano, una delle tre compagini delle “Voloire d’Africa”, sbarcò a Tripoli nel febbraio 1941, con due gruppi motorizzati e venne distrutto negli aspri combattimenti della Battaglia di El Alamein che si svolsero tra il 24 ottobre ed il 4 novembre 1942.

Il Reggimento conquistò allo Stendardo delle Batterie a cavallo una medaglia d’argento con la seguente motivazione: «Dopo un lungo periodo di attività operativa sul fronte di Tobruk, dove la capacità e l’elevato spirito dei suoi artiglieri furono fattore decisivo sia nella difesa che nel conseguimento di nuove conquiste, sostenne la battaglia della Marmarica con ammirevole ardimentoso valore. Superando aspre difficoltà di ogni genere in quaranta giorni di tenace, dura lotta contro forze nemiche superiori per numero e per mezzi, ufficiali e artiglieri scrissero pagine gloriose di fulgido eroismo gareggiando coi fanti nel pericolo e nell’estremo sacrificio. La nostra controffensiva trovò il 3° Reggimento Artiglieria Celere già pronto al suo posto d’onore. Nell’esaltazione del nome del Reggimento, ardente di amor di Patria e di fede, esso mantenne alto, sempre ed ovunque, le nobili tradizioni dell’Artiglieria Italiana. Fronte dell’Africa Settentrionale: Tobruk – El Aden – Ain el Gazala – Agedazia, Maggio – Dicembre 1941».

Nelle file del Terzo Celere, anche l’epopea della giovanissima voloira Sergio Bresciani, l’”artigliere fanciullo”, la più giovane medaglia d’oro al valor militare, con la seguente motivazione: «Avanguardista sedicenne, fuggito di casa per accorrere sul fronte libico, portava nella batteria che lo accoglieva la poesia sublime della sua fanciullezza eroica. Sempre primo nel pericolo, rifiutava qualsiasi turno di riposo, riuscendo in ogni occasione di superbo esempio ai camerati più anziani. Durante una giornata particolarmente aspra, in cui il suo reparto veniva sottoposto a violentissimo tiro di controbatteria, in qualità di tiratore dell’ultimo pezzo rimasto efficiente, in piedi continuava a sparare fino all’ultimo colpo al grido di: “Viva il Terzo Celere!”. In altra azione di guerra, colpito dallo scoppio di una mina che gli recideva una gamba, sopportava con stoica fermezza la medicazione e, prossimo alla fine, pronunciava stupende parole di amor patrio, rammaricandosi di doversi separare dal reparto e dai compagni. Splendida figura di eroe fanciullo, simbolo purissimo della virtù della gente d’Italia. Marmarica-Egitto, marzo 1941/settembre 1942».

Le immagini provengono dall’archivio del Ten. Chevallard, che rimase ferito nel giugno del 1942 da una scarica di mitra.

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